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Donne che amano troppo… ovvero, storie di Dipendenza Affettiva

 

dipendenza-affettivaDonne che amano troppo, di Robin Norwood edito da Feltrinelli nel 1989, è un bestseller tutt’oggi attuale, che ha raggiunto il record di cinque milioni di copie vendute!
Nel libro vengono narrate storie in cui sono lucidamente individuate le ragioni per cui “molte donne si innamorano dell’uomo sbagliato e spendono inutilmente le loro energie per cambiarlo

Ma davvero è possibile che amare diventi un “amare troppo”? Come possiamo accorgerci “se è troppo” o “se va bene”? Perché donne ma anche uomini a volte, pur riconoscendo che col loro partner non funziona, non riescono a liberarsene?
Vediamo di capirne qualcosa in più.

Vi sono varie forme di dipendenza, quelle più note sono collegate all’uso di sostanze (eroina, alcool, cocaina…), ma ve ne sono altre che definiamo senza oggetto (cioè senza eroina, cocaina, alcol…): le dipendenze affettive.

Le persone con questo problema finiscono per instaurare relazioni affettive dolorose, vissute in modo drammatico, col terrore che possano finire… si sentono in balìa dell’altro.
Per le donne solitamente la realizzazione affettiva è prioritaria rispetto agli uomini, che prediligono e si confrontano invece con la realizzazione lavorativa, e questo spiega in parte il perchè questo problema colpisce più spesso il gentil sesso.
Accade quindi che ragazze, signore, giovani e meno giovani, restino prigioniere di queste relazioni in cui non c’è reciprocità di scambio, né collaborazione, né complicità, né intimità, anzi, pur di farsi ben volere sono disposte a fare qualsiasi cosa, anche azioni spiacevoli o degradanti, accettando situazioni che per altri sarebbero intollerabili (e spesso sono intollerabili anche per loro), ma pur di essere amate sopportano. Possono indebitarsi, mettere in pericolo la loro vita, partecipare a riti sessuali che le ripugnano, ecc.
Nel testo “L’anulare”, un libro di Ogawa Yoko, vi è un bell’esempio di dipendenza affettiva: pur di non interrompere la relazione affettiva col dottore, che sente minacciata da altre pazienti alle prese con le loro dipendenze, la segretaria si lascerà sempre più immergere da questa voragine affettiva fino a pensare, metaforicamente, “di diventare il suo amuleto”, in quanto “meglio in naftalina che abbandonata”.
La Norwood le ha definite “donne che amano troppo”, per altri sono “le crocerossine”.
Per questa tendenza a “struggersi d’amore” per l’altro, sono i partner ideali di tossicodipendenti, alcolisti, uomini sposati o comunque impegnati in altre relazioni, o disimpegnati, o di persone con problematiche serie da affrontare e superare.
La presunzione, il pensiero dominante, è di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci, o che non riesce ad amarci nel modo in cui noi vorremmo.
Ma è proprio vero amore? Potremmo chiederci.
La dott.ssa Norwood non ha dubbi:
“Se mai vi è capitato di essere ossessionate da un uomo, forse vi è venuto il sospetto che alla radice della vostra ossessione non ci fosse l’amore, ma la paura; noi che amiamo in modo ossessivo siamo piene di paura: paura di restare sole, paura di non essere degne di amore e di considerazione, paura di essere ignorate, o abbandonate, o annichilite. Offriamo il nostro amore con la speranza assurda che l’uomo della nostra ossessione ci protegga dalle nostre paure; invece le paure e le ossessioni si approfondiscono, finché offrire amore nella speranza di essere ricambiate diventa la costante di tutta la nostra vita. E, poiché la nostra strategia non funziona, riproviamo, amiamo ancora di più. Amiamo troppo.”

Come la sirenetta…
Per certi versi questi amori ricordano la storia della sirenetta di Andersen.
La fanciulla si innamorò follemente del giovane principe dopo averlo semplicemente visto: non conosceva ancora i suoi valori, i suoi desideri, né ciò che pensava, se sarebbe stata ricambiata, ecc.
Per lui fa qualsiasi cosa, fino a rinunciare alla sua bellissima voce, per potergli stare vicino. E in effetti ottiene un cuscino su cui dormire davanti alla porta del principe.
E così ancora, qualsiasi cosa, pur di stargli vicino, pur di mostrargli il suo grande amore, senza parole. La storia di Andersen non è a lieto fine… chissà le storie moderne…

Per contro, il partner di queste donne che amano troppo, sono solitamente “uomini che non sanno amare”, che qualcuno ha definito come veri e propri “vampiri”.
Le loro richieste di conferma non bastano mai, c’è sempre qualcosa di cui hanno bisogno e che certamente sarà l’ultimo step da superare, l’ultima prova in cambio di eterno amore.
Una sorta di pozzo di San Patrizio in cui riversare aspettative, tempo, pensieri, energie…
Cosa fare in questi casi?

I 5 passi verso l’uscita dal tunnel:
1. Il primo passo verso il superamento del problema è riconoscere di avere un problema.
2. Il 2, ricordare che non è una vergogna avere un problema,
3. è chiedere aiuto: un valido psicoterapeuta potrà divenire l’alleato opportuno con cui rompere questo circolo vizioso, per re-imparare a fidarsi in una relazione,
4. un percorso di terapia di gruppo: la dott.ssa Norwood non aveva dubbi sull’opportunità di privilegiare questa modalità di aiuto. Oggi sappiamo che anche l’EMDR può essere un ottimo ausilio.
5. considerare la propria salute e il proprio benessere una priorità su tutto il resto.
6. un pizzico di coraggio: decidere di farsi aiutare è una decisione spesso difficile
Buoni pensieri!

Barbara Rossi, psicologa psicoterapeuta, individuale e di gruppo, EMDR European Practitioner, Presidente Onorario del CISP

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