Il gruppo tra mente e corpo

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Due sono i fili rossi che attraversano questo libro, frutto di un progetto editoriale durato 5 anni.

Il primo è il gruppo. Dopo “So-stare nei gruppi” (2009), un progetto gruppale di tipo divulgativo che metteva a fuoco il dispositivo di gruppo, lo specifico dell’essere terapeuti di gruppo e della terapia di gruppo, questo secondo progetto ne riprende le fila su un piano più specialistico. Silvia Vegetti Finzi segnala però che il valore di questo libro va oltre gli intenti iniziali ed è tale da renderlo idoneo per tutti, a scopo conoscitivo e di prevenzione.

Già Freud, negli anni ’20, aveva segnalato l’importanza di uscire dalla “galera terapeutica” e di prendere “ la via del largo”. Un messaggio importante contro il rischio di cadere nella trappola dell’”onnipotenza” e della chiusura auto-referenziale. Un rischio di chiusura narcisistica a cui questa società comunque ci espone.

Un rischio che viene scongiurato in un lavoro di gruppo come questo, in cui gruppisti che non si conoscono si mettono in gioco e si confrontano a partire dalle buone prassi che hanno definito e talvolta coniato nella pratica quotidiana. Un libro quindi che offre strumenti clinici pratici e utili. La disponibilità di mettersi a confronto in questo modo corale, l’invito a incontrarsi intorno a un tavolo per confrontarsi è sicuramente originale. Silvia Vegetti Finzi durante la presentazione di questo lavoro a Lugano arriva a dire: “Leggendo e commentando l’insieme dei contributi (teorici e pragmatici al tempo stesso) mi sono chiesta dove mai avrebbe potuto essere prodotto un libro simile. Non in Italia dove… le divisioni di scuola rendono quasi impossibile l’integrazione e il confronto ma neppure negli altri paesi europei… Questo libro, che così inteso riprende lo spirito utopico dell’universalismo di Rousseau, rappresenta a mio avviso un certificato di buona salute, ed è un favorevole auspicio per il futuro delle ricerche psicologiche”.

Il secondo filo rosso è quello del rapporto mente-corpo. È sicuramente un tema dibattuto fin dalle origini dell’umanità e questo libro non è certo l’unico testo scritto sul tema. Ormai l’importanza del rapporto mente-corpo fa parte della nostra cultura generale, non solo di quella degli specialisti. Eppure… come ci ricorda Bianca Gallo nella prefazione, ”molte volte l’individuo viene percepito come se non fosse in relazione con gli altri, quegli altri con cui tuttavia vive tutta la propria vita.”

Una volta l’amico Fagioli, medico, tra i co-autori del libro mi disse che troppo spesso gli psicologi dimenticano l’importanza del corpo! Guarda un po’, dissi, coi limiti di tutte le generalizzazioni, “noi psicologi” invece pensiamo che spesso siete voi medici a dimenticare il ruolo della mente in certi quadri clinici.
Indubbiamente, che anche il corpo registi traccia dei traumi che subiamo a livello psicologico, è una scoperta decisamente recente che nel libro viene esplicitata.
Ed ecco allora meglio evidenziato il valore di questo libro: trova le parole per colmare quel gap tra mente e corpo, tra noto e ignoto, per aprire porte e poter raggiungere nuove mete.
Personalmente, posso aggiungere che il capitolo sull’ansia e sugli attacchi di panico che ho scritto rappresenta il punto di 20 anni di lavoro con le persone che ne soffrono, e che ringrazio per avermi permesso di apprendere un tassello in più sul problema, lavorando insieme.

Una testimonianza ulteriore di quanto il lavoro di gruppo promuova aperture e fertilità.

Barbara Rossi, psicologa, psicoterapeuta ASP, EMDR