Biblioterapia

Il termine, coniato negli anni Trenta dal dottor William Menninger, psichiatra, può indicare vari significati: “cura attraverso la lettura”, oppure “utilizzo dei libri per risolvere problemi”, oppure indica “l’interazione tra un facilitatore e un lettore, basato sul reciproco scambio letterario”.

Cenni storici

biblioterapia

Foto Elisa Mercadante

Lo psichiatra, che dirigeva l’omonima clinica Menninger, aveva constatato l’utilità di prescrivere romanzi durante il processo di cura, in un’epoca in cui non esistevano gli psico-farmaci che conosciamo oggi, né esisteva una cultura psicologica di ampio respiro.
I metodi, che venivano usati per curare, oggi vengono considerati forme di “tortura”: bagni di luce, elettroshock, camicia di forza, contenimento al letto… nel migliore dei casi attività lavorativa.

L’uso della lettura quindi, in quel contesto, rappresentava una tecnica all’avanguardia che apriva ad un atteggiamento e ad un modo di trattare la persona sofferente che oggi definiremmo più dignitoso e umano.

Alcuni principi della biblioterapia

Biblioterapia, quindi, allude a un processo psicologico che promuove una crescita personale.
Si può attivare in tutte quelle situazioni in cui siamo esposti ad una narrazione, un racconto, un romanzo, una fiaba… nella quale possiamo identificarci.
I personaggi che ci fanno immaginare e sognare, di cui ascoltiamo le vicende, siamo noi: a volte raccontano di come ci sentiamo davvero, a volte parlano di come vorremmo essere noi, oppure di come temiamo di essere stati o ancora suggeriscono un pensiero nuovo di come potremmo diventare, seguendo quell’esempio.
“I nostri modelli narrativi interiori – quelli che in psicologia vengono chiamati modelli relazionali, schemi cognitivi, copioni di vita, transfert, o in tanti modi ancora – vengono così rielaborati, rivissuti, modificati” (Migone, 2009, in Biblioterapia, ed. La Meridiana).
Un altro aspetto molto importante, riguarda la possibilità di scoprire, sperimentare, provare emozioni che ci riguardano, ma di cui non siamo pienamente consapevoli, perchè è più facile provarle e riconoscerle se esse riguardano qualcun altro, non noi.
In breve, come ci ricorda Migone, la biblioterapia è quella “terapia” in cui consisteva il teatro greco, nella misura in cui metteva in scena personaggi e maschere di vita.

E ancora, crediamo che la lettura sviluppi la capacità di ascolto e la possibilità di immedesimarsi negli altri, favorendo lo sviluppo dell’empatia.
Ascolto ed empatia sono aspetti non coltivati nella società moderna, in cui prevale il mordi e fuggi, l’isolamento, il narcisismo. Eppure aspetti importanti per il vivere insieme e lo star bene insieme.
Un ultimo aspetto che qui vorremmo evidenziare è che la lettura permette di mettere in atto “un’evasione lecita”, aprendo una finestra sul mondo esterno, esplorando ambienti altrimenti “preclusi”.
Se pensiamo allo splendido libro di Sepulveda, “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, lui stesso ci racconta la sorpesa e la fatica che faceva il vecchio, abitante dell’Amazzonia e amante dei libri, a immaginare come poteva essere fatta una città come Venezia, in cui le persone si muovevano con barche.
Spassose sono le sue congetture, di cui invitiamo una lettura diretta.
E che dire, poi, di quei libri che ci hanno cambiato la vita?
A chi è accaduto, lo racconta come una fortuna (vedasi Biblioterapia, ed. La Meridiana, 2009; Leggere finestra aperta, ed. La vita felice 2011).

Gruppi di lettura

Per questi motivi, riteniamo che i gruppi di biblioterapia offrano una splendida possibilità di crescita.
La lettura permette di vivere la quotidianità in modo più costruttivo, pensando concretamente alle prospettive del proprio progetto e alle sue alternative.
Provare per credere!
:-)

Barbara Rossi, psicologo psicoterapeuta