Perizie

Perizie in caso di separazione coniugale

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Sempre più numerose sono le persone che si separano e che per dirimere una situazione spesso conflittuale chiedono perizie, o si avvalgono comunque di consulenti, alla ricerca di una soluzione che sia nell’interesse del minore e possibilmente equa.
Sempre troppo frequente è anche il fenomeno in cui un minore viene “alienato” all’altro genitore, con la spiacevole conseguenza di rendere difficile al minore stesso la possibilità di incontrare regolarmente l’altro genitore, i nonni, i parenti tutti.

Insieme al Centro studi separazioni e affido, la scrivente orienta il proprio lavoro seguendo alcuni principi cardine:

1. bigenitorialità.
La bigenitorialità è il diritto per cui ogni bambino può e deve godere delle cure, dell’affetto e dell’educazione di entrambi i genitori in modo equo ed equivalente. Tale diritto del bambino nasconde diritti e doveri per i genitori, i quali hanno al tempo stesso il diritto di crescere i figli e il dovere di farlo.
Se quindi da un lato preserva il rapporto genitori-figli, dall’altro lo garantisce: solo per gravi motivi un genitore sarà esonerato da questo compito, ovvero dal suo dovere; e solo per la salvaguardia del bene del minore ad un genitore sarà tolto il piacere di crescere il proprio figlio, ovvero il suo diritto.
Ciò in linea anche con quanto afferma la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, ribadito di recente con la sentenza Corte Eur. Dir. Uomo, sez. II, 29 gennaio 2013 (Pres. Jočienė), Affaire Lombardo c/ Italia. Si osserva che dall’art. 8 della Convenzione, derivano obblighi positivi tesi a garantire il rispetto effettivo della vita privata o familiare.

2. Linee guida deontologiche dello psicologo forense, l’assunzione di valori etici in relazione ai ruoli e ai compiti dello psicologo.
L’intervento dello psicologo giuridico si svolge infatti in un contesto multiprofessionale, caratterizzato da culture di riferimento non facilmente e immediatamente conciliabili tra loro, per cui la necessità di collaborazione talvolta può rendere difficile mantenere ben distinti i confini delle rispettive competenze e conseguentemente, rispettare i limiti, nonchè salvaguardare la autonomia professionale di ciascuno.

Queste caratteristiche qualificanti, spesso per lo psicologo sono fonte di un profondo disagio, determinato dal trovarsi in posizione di conflitto interno fra istanze parimenti importanti; e non è raro che in alcuni casi proprio il bisogno di difendersi dal disagio induca atteggiamenti riduttivi, ipersemplificanti, che anziché permettere una elaborazione del conflitto, lo negano o lo minimizzano, ad esempio individuando aprioristicamente e pregiudizialmente un VALORE superiore da salvaguardare – quale può essere quello di interesse del minore – e assumendo posizioni ideologiche, senza peraltro interrogarsi criticamente su quali possano essere le molteplici interpretazioni di tale concetto e quale possa essere il modo migliore per tutelarlo, in uno specifico contesto (Laura Recrosio, p.3, Convegno : PSICOLOGIA E GIUSTIZIA: RUOLI, FUNZIONI, COMPETENZE DELLO PSICOLOGO IN CAMPO GIUDIZIARIO E PENITENZIARIO, 2001).

3. Carta di Noto III (2011): pur non avendo valore precettivo (Cass. pen. 15930/2013 – A.G. ) riteniamo sia un riferimento utile per garantire l’attendibilità dei risultati, in linea con i principi che ne hanno ispirato la stesura e la revisione. Registrare o videoregistrare un incontro, ottenere un verbale condiviso di quanto accaduto, infatti, consente di trasformare dati soggettivi in elementi oggettivi su cui è possibile anche effettuare valutazioni statistiche quantitative, o valutazioni disgiunte di più osservatori, mentre dati soggettivi restano in un’area di indiscutibilità e non falsificabilità.

4. L’importanza dell’interazione
Non possiamo pensare al bambino come pagina bianca che viene modellata dalle sue esperienze di vita, specie con la madre. Piuttosto egli, così come i genitori, sono immersi in contesti familiari in cui sono protagonisti attivi di una relazione che si va costruendo giorno dopo giorno.
Quindi, senza nulla togliere alla relazione madre-figlio, lo sviluppo di un bambino non può certo prescindere da una relazione concreta e significativa anche del padre col figlio e dei nonni.
Ciò a maggior ragione quando parliamo dei figli di separati, per cui è caduto il modello della famiglia nucleare, mentre un modello di famiglia allargata potrebbe essere certamente il modello a maggior garanzia di tenuta.

5. I criteri di valutazione della genitorialità
Come indicato dalla comunità scientifica (vedasi ad esempio “Buone Pratiche per la valutazione della genitorialità: raccomandazioni per gli psicologi”, a cura dell’Ordine degli Psicologi della Regione Emilia-Romagna, Ed. Pendragon, Bologna 2009) è importante utilizzare criteri di valutazione che possono consentire un maggior rigore e un minor condizionamento dello psicologo da fattori esterni quali la manipolazione, la seduttività o la suggestione messa in atto da una delle parti. Per tali ragioni è raccomandabile l’uso di una batteria di tests.

6. Rispetto alla genitorialità, in particolare, consideriamo il criterio del cosiddetto “genitore psicologico”, o in altri termini della qualità della relazione genitore/figlio (Freud A et al. “Beyond the best interest of child”, The80 Free Press, Londra, 1973; Bowlby J. “Una base sicura”, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1988; Ainsworth M.D.S. “Patterns of attacchament: a psichological study of Strange Situation”, Hillsdale, NJ, Erlbaum, 1985; Crittenden P. “Nuove prospettive sull’attaccamento. Teoria e pratica in famiglie ad alto rischio” Guerini editore, Milano, 1994).
Prestiamo inoltre attenzione al criterio del desiderio autentico del minore (Dell’Antonio A. “Ascoltare il minore”, Giuffrè ed., Torino, 1990), che a volte viene confuso da quel processo che chiamiamo identificazione con l’aggressore.

7. Il linguaggio.
Non sempre il linguaggio psicologico-giuridico che viene usato in sede peritale è adeguato per descrivere la situazione relazionale-affettiva delle persone coinvolte.
Quando un genitore si trova a concordare regole o a prendere decisioni in una situazione che non è solo conflittuale ma anche confusiva a causa delle problematiche psico-patologiche misconosciute dell’uno, non possiamo più semplicemente parlare di separazione conflittuale.

Quando un genitore vive una situazione in cui si trova a fare il genitore in solitudine, con l’altro genitore assente e comunque lontano cui spesso è chiamato a sopperire, mentre l’altro genitore ha dimostrato più volte di essere persona in difficoltà, con una problematica psicopatologica a volte riconosciuta, a volte no, nella condizione di dover essere aiutato e di non riconoscere di aver bisogno di aiuto, allora non possiamo più parlare semplicisticamente di separazione conflittuale.

Il non chiamare processi e problemi col loro nome, inevitabilmente innesca problematiche che complessificano il problema relazionale anziché ridurlo.

Dott.ssa Barbara Rossi, psicologa psicoterapeuta