Terapia di Gruppo

La solitudine è una forma di debolezza
il legame è un tipo particolare di forza
Collingwood

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Cos’è un gruppo?

Si considera “gruppo” un insieme di persone, almeno tre, che si riuniscono con una comune e dichiarata condivisione di scopi.
In relazione agli obiettivi, troviamo gruppi terapeutici, gruppi di formazione, gruppi di studio, gruppi classe, gruppi sportivi, ecc.

Tutti abbiamo esperienza di gruppo:
- nasciamo e cresciamo in un gruppo famiglia, con importanti funzioni di sostegno e stimolo alla crescita;
- durante l’infanzia conosciamo il gruppo dei compagni di gioco, che funziona da stimolo per le attività esplorative, oltre a rappresentare anche un luogo di competizione, di – misura delle proprie capacità, o di alleanza;
- durante l’adolescenza i gruppi di coetanei con funzioni conoscitive, di esplorazione, di conoscenza del proprio ruolo e delle proprie competenze;
- da adulti i gruppi che si creano tra colleghi e tra amici per condividere interessi, passioni culturali, politiche, ecc.

Perchè “fare” in gruppo?

Il gruppo è un incontro vivo tra persone, e come tale si offre come luogo privilegiato per la formazione e la crescita personale: consente non solo una comprensione a livello di pensiero ma anche una “sperimentazione” concreta, corpo a corpo, di sé e degli altri, permettendo un ripensamento ed una ri-connessione “attualizzata” di sé in rapporto all’ambiente.

Il vantaggio di essere in rapporto con gli altri

Già gli antichi Greci avevano intuito, attraverso il teatro, che riusciamo ad elaborare, articolare e comprendere meglio la nostra storia di vita se possiamo metterci a confronto con quella di altri, rispetto a ciò che siamo, ciò che vorremmo essere, ciò che abbiamo sempre evitato, ciò che non abbiamo ancora pensato di noi, ciò che potremmo diventare, ecc.
Tutti i gruppi possono essere un’occasione di crescita per chi vi partecipa, ma solo alcuni possono essere considerati terapeutici (quindi con un valore di cura, di maggior consapevolezza di sé e delle proprie relazioni, oltre che esperienza emozionale di apprendimento).

Confronto tra psicoterapia di gruppo e individuale

La psicoterapia di gruppo non si differenzia da quella individuale rispetto agli obiettivi: entrambe si propongono di aiutare la persona a ritrovare un benessere psicologico attraverso la comprensione del proprio mondo interno e delle proprie modalità relazionali più o meno consapevoli.
Si differenzia invece per le strategie e la tecnica: la frequenza, la durata delle sedute, il ruolo del terapeuta, il ruolo del gruppo.

A chi serve fare psicoterapia di gruppo?

Vi sono poche controindicazioni ad una terapia di gruppo, e chiunque abbia una formazione gruppale le conosce.
Poi vi sono alcune problematiche per cui la terapia di gruppo è particolarmente indicata, ed è preferibile rispetto alla psicoterapia individuale:

- Dipendenza affettiva, ovvero, Donne che amano troppo.

Chi ha letto il bellissimo libro della Norwood, Donne che amano troppo, sa di cosa stiamo parlando.
Queste persone, donne e uomini, si ritrovano in relazioni che all’inizio sembrano valide, salvo poi ritrovarsi in giochi dolorosi, angosciosi, in cui finiscono per “struggersi d’amore” per l’altro, con la speranza, l’attesa, il desiderio, la presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarle, o che non riesce ad amarle nel modo in cui vorrebbero.
Amori “impossibili” dunque, col senno del poi, che le donne che amano troppo si sforzano di rendere possibili, riversando ogni forma di energia, di pensiero, di denaro, di tempo, di amore, accettando prove dolorose e ricatti incredibili… ma spesso invano. Come la sirenetta, nel racconto che ci fa Andersen. Il gruppo diventa il luogo che consente di riscattare la propria vita.

- Pornodipendenza.

Ce ne parla Vincenzo Punzi, nel suo libro Io pornodipendente. Sedotto da internet.
Il pornodipendente non può fare a meno della pornografia web ed è “posseduto” da essa.
Può arrivare a perdere l’autonomia personale, il senso del sé e dell’altro, e quindi la libertà: si rifugia in un mondo di fantasie sessuali, lontano spesso dalla normale vita, lontano dai legami sentimentali e dal rapporto con gli altri.
I percorsi della cura per “uscire dal tunnel” sono spesso lunghi e tortuosi.
Il gruppo come luogo di cura riveste un ruolo cruciale per dare una svolta positiva alla propria vita. La potenza rigenerante del gruppo è ormai nota, e l’autore ne descrive la forza propositiva che ha avuto per lui. Un esempio sicuramente da seguire.

- Disturbi ansiosi e attacchi di panico

E’ terribile quando arriva il panico, tanto che nessuno dimentica quella prima, maledetta volta, in cui il cuore batteva all’impazzata, il respiro si strozzava in gola, le pareti parevano muoversi, le persone divenivano presenza soffocante… tanti possono essere le forme in cui compare, ma sempre la persona con cui impatta questa esperienza sviluppa un timor, panico appunto, di morire (vedasi anche il libro: Panico. Istruzioni per l’uso).
Il panico appartiene non solo ai campi della psicoterapia e della psichiatria, ma anche a quelli – per esempio – della filosofia, dell’antropologia e della sociologia. È un disturbo ai passi col tempo, tanto che c’è anche chi teorizza proprio un’origine sociale, come se il panico fosse una sorta di sottoprodotto di una società violenta, in cui l’ascolto autentico dei bisogni e dei desideri delle persone viene ostacolato e confuso per motivi di marcheting.
Essendo una problematica complessa, che richiede una rivisitazione dei propri schemi interni, dei modelli relazionali e cognitivi interiorizzati, ed una maggior conoscenza del proprio mondo emotivo, il gruppo come luogo di sperimentazione e conoscenza è sicuramente da preferire ad altre modalità di intervento.

- Depressione

Penso che la depressione sia una sorta di “tumore dell’anima”, un corpo nel corpo, e che come tale occupa spazio, silenziosamente si espande, cresce, emette suoni non facilmente codificabili a orecchio non attento, confonde, offusca, intorpidisce, rallenta altre funzioni, toglie autonomia, a volte pietrifica. Un corpo densissimo ma anche vuoto, che risucchia nel nulla. Quando siamo inghiottiti da questa inquietudine, il confronto con le altre persone diventa inquietante: sembra impossibile poter chiedere davvero aiuto, credere che qualcuno possa davvero aiutare; la sfiducia inonda ogni relazione, lasciando al suo passaggio un senso di indegnità, di colpa, di fatica, di mancanza di speranza.
Eppure proprio le altre persone possono essere grandi alleate per uscire dal tunnel! È veramente molto molto difficile uscire dal tunnel da soli.
Se offriamo spazio alle parti buie, se portiamo la luce nel “sottosuolo”, se ascoltiamo l’eco delle caverne, se portiamo fili nei labirinti per aiutare le persone a incontrarsi con meno paura, se aiutiamo ad incontrare e accogliere la paura anziché rifuggirla, una volta attivato il contatto e formulata una domanda di terapia, la possibilità di migliorare la propria condizione di sofferenza diventa possibile

- Identità smarrite

Dal momento che il gruppo offre un confronto diretto con altre storie, altre personalità, altri ruoli…. diventa il contesto di espressione da preferire quando la persona desidera “diventare grande” ma nel senso di diventare se stesso e non la copia di qualcuno che l’ha preceduto. Come sostiene Fabio Volo nei suoi libri, “un giorno mi sono accorto che ero su un treno che poteva andare solo più forte o più piano, ma la direzione era già definita. Io però potevo scendere”. Ok, diciamo noi. Ma.. Per andare dove?
Pino, cresciuto in una piccola casa affollata dove la zona giorno veniva trasformata di sera in zona notte, dove nessuno aveva diritto a uno spazio esclusivo, desiderava molto avere una propria stanza, una volta grande. Ma quando la stanza finalmente riuscì ad averla, gli stava stretta e dopo poco se ne è ritornato nella casa affollata.
Per colmare le mancanze, per seguire nuovi percorsi, non basta il “prenderli”.
Il gruppo offre in diretta alternative e stimola a pensare in termini di originalità, riappropriandoci della nostra storia.

Barbara Rossi, psicologa psicoterapeuta