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Terremoto ti scrivo: scrivere può aiutare a stare meglio?

 

“…dai voce al dolore: il dolore che non parla
sussurra ad un cuore inzuppato, ordinandogli di rompersi.
Give sorrow words: the grief that does not speak
Whispers the o’er-fraught heart, and bids it break.”
Shakespeare atto quarto scena terza, Macbeth

Dopo il terremoto del maggio 2012, che ha messo sotto-sopra l’Emilia Romgna, abbiamo invitato uomini e donne che hanno vissuto il terremoto a scriverci la loro storia, per comunicare la propria esperienza di terremoto e aprire un dialogo.
Trovare le parole per dirlo, dare forma a un pensiero mettendolo in ordine su un foglio, cercando le parole giuste che possono tradurre un vissuto, sono già un primo passo per rialzarci, per alzare lo sguardo e guardare oltre.

Condividere una sofferenza comune significa inoltre aiutare chi le parole non le trova a sentirsi parte di una comunità dove nessuno è lasciato solo.

È un’esperienza già sperimentata a L’Aquila: dopo il terremoto di aprile 2009, sono state raccolte testimonianze e pubblicata in due piccole antologie di scritti. Anche nel carcere di Milano-Opera abbiamo fatto questa esperienza, in quanto all’interno del progetto Leggere Libera-mente il terremoto è divenuto metafora di vicende di grande risonanza emotiva e motivo di condivisione con le donne aquilane prima, con gli emiliani poi.

Le pagine di cui si compone il libro, sono lettere e poesie fatte di angoscia, di sconcerto, di dolore, di paura ma anche di coraggio, di tenerezza, del darsi una mano, tra donne e uomini, coinvolti da questo e altri terremoti. Quello che ne esce, giudicate voi, ma per noi è pura poesia, quella poesia che rappresenta «un canto d’emergenza dei pensieri, nato da un sentimento» (Paul Celan), un canto o un grido d’emergenza, per parlare di amore, vita, solidarietà, valori, tenerezza, sorpresa, sofferenza, libertà, e tanto altro.
Un canto bisbigliato però, che occorre ascoltare con attenzione, come ricorda Erri De Luca.

“C’è stato anche del buono, infatti, in quel terremoto: un senso di comunità e di condivisione affratellante che mi era capitato di rado di vedere nella gente e di cogliere anche dentro di me. Sarebbe un peccato che andasse perduto… ” (cit. dal libro)

L’Aquila del dopoterremoto ci manda un messaggio importante: ciò che aiuta veramente a superare un ciclone come il terremoto è l’affetto, il sostenerci reciprocamente, il condividere con le parole il proprio sentire.

Pensi che la scrittura possa aiutare a girare pagina?

 

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